La magia dei numeri neri

 

di Alessandra Irene Rancati*

 

 

L’ambizione è un’energia potente. Muove decisioni, costruisce piani, definisce obiettivi che sulla carta possono sembrare quasi impossibili. Ma il confine fra il possibile e l’impossibile è talvolta più sottile di un capello.

Il confronto con la realtà arriva dagli interlocutori, più che dai fogli Excel. Loro vogliono anzitutto vedere il risultato, mentre il percorso che ha trasformato l’ambizione in numeri viene dopo, se arriva. Davanti arrivano le domande.

“Su cosa si basano queste proiezioni?”
“Come pensate di fare questi numeri?”

Sembrano richieste tecniche, ma un orecchio attento riconosce che sono il momento in cui l’energia dell’ambizione incontra la sua prova più difficile: quella della credibilità, ancor prima dei mercati.

Succede ad esempio, quando una società con numeri solidi si trova in un settore che il mercato fatica a leggere. In questi casi l’incomprensione si paga sui multipli, che non riconoscono la vera sostanza. Oppure succede quando un’azienda (magari quotata) incontra un ritracciamento dopo una lunga fase di crescita. Qui l’effetto sorpresa sui mercati è direttamente proporzionale alla distanza tra le aspettative di crescita sedimentate nel tempo e i numeri che invece il mercato trova.

Ognuno di noi ha il suo “President’s Daily Report”. La sintesi che ogni mattina attende chi deve fare scelte ad alto peso specifico, economico, mentale, emotivo. I suoi numeri dipendono anche dalla qualità del rapporto con i diversi interlocutori e da quanto si arriva preparati alle loro domande.

Molti si limitano a un elenco di azioni o di intenzioni.

I numeri neri devono durare nel tempo. Per questo motivo, le risposte migliori sono quelle preparate per domande scomode che non devono arrivare.

In fondo, c’è sempre stato qualcosa di antico e di taumaturgico nel trasformare il rosso in nero.

 

*Esperta di esposizione pubblica di Presidenti e CEO, Fondatore Speech for Leaders

 

Illustrazione: Rico Tomaso, “Budgetary Control”, Fortune Magazine, 1930.

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