Film Festival: tutto quello che non sapevate di voler sapere

La settima arte diretta al mercato globale inciampa tra passerelle, tra contratti multimilionari, scommesse indipendenti e la storica rivalità tra ricerca, estetica e corazzate commerciali

 

Luci, macchine fotografiche, succinti abiti d’alta moda e red carpet affollati. I festival del cinema sono sempre una parata di stelle sotto i riflettori. Ma dietro il glamour dei gala si cela il vero motore dell’evento, un ecosistema industriale e culturale fondamentale per la sopravvivenza della settima arte.

I festival, prima di essere celebrazioni, sono enormi piattaforme di business. Produttori, distributori ed esercenti si incontrano nei mercati collaterali alle proiezioni per negoziare i diritti di diffusione delle pellicole. Una buona accoglienza da parte della stampa internazionale durante una rassegna può determinare il successo commerciale di un’opera, trasformando un titolo sconosciuto in un caso cinematografico o spianandogli la strada verso la stagione dei premi.

Accanto all’aspetto economico convive, pensa un po’, la missione culturale. I festival rappresentano l’unico trampolino di lancio per il cinema indipendente e per i registi emergenti, che difficilmente troverebbero spazio nei circuiti multisala. Queste manifestazioni offrono una vetrina a storie provenienti da geografie lontane e linguaggi sperimentali, garantendo la biodiversità culturale di un panorama audiovisivo altrimenti dominato dai grandi blockbuster. I festival non servono dunque a celebrare il cinema che già conosciamo, ma a scoprire quello di domani.

Tuttavia, non tutti i festival affrontano questa doppia natura allo stesso modo, dando vita a una storica rivalità geopolitica ed economica tra i due palcoscenici più prestigiosi d’Europa: la Mostra del Cinema di Venezia e il Festival di Cannes.

Se la kermesse lagunare punta storicamente sul prestigio critico come trampolino di lancio per gli Oscar, Cannes incassa il profitto grazie al colossale Marché du Film, la fiera commerciale più potente del pianeta.

Cannes impone la rigida uscita nelle sale francesi per i film in concorso, escludendo spesso i colossi dello streaming. Venezia accoglie le piattaforme (come Netflix), barattando l’ortodossia industriale con l’esclusiva delle star più acclamate e dei registi più attesi del momento. Inoltre, sulla Croisette, il red carpet è solo la punta dell’iceberg della compravendita globale nei sotterranei del Palais des Festivals. Al Lido, l’atmosfera è più orientata alla valorizzazione artistica o spesso politica del singolo autore.

Basta guardare i numeri record registrati dal Marché du Film della Croisette con oltre 16.000 partecipanti accreditati da più di 140 Paesi, 1.700 buyer e 600 aziende espositrici, il volume d’affari complessivo stimato oscilla stabilmente tra i 600 milioni e il miliardo di dollari per edizione.

La Mostra del Cinema di Venezia risponde con il suo ruolo di “rampa di lancio preferita” dall’Academy di Los Angeles, dato che vincere il Leone d’Oro è ormai il passaporto per gli Oscar.

Tre capolavori assoluti hanno completato la storica doppietta vincendo sia il Leone d’Oro al Lido sia l’Oscar come Miglior Film: La forma dell’acqua (The Shape of Water) di Guillermo del Toro (Leone d’Oro 2017); Roma di Alfonso Cuarón (Leone d’Oro 2018 – trionfatore agli Oscar come Miglior Film Internazionale e Regia); Nomadland di Chloé Zhao (Leone d’Oro 2020).

A questi si aggiungono clamorosi successi di critica e pubblico come Joker di Todd Phillips (Leone d’Oro 2019, poi vincitore di 2 Premi Oscar su 11 nomination) e Povere Creature! (Poor Things) di Yorgos Lanthimos (Leone d’Oro 2023, con 11 nomination e 4 statuette agli Academy Awards).

Ci sono, è vero, delle eccezioni con film premiati completamente snobbati dagli Oscar: Il caso Somewhere (2010); The Wrestler (2008) e L’Événement (2021) ignorati negli USA.

Se Venezia e Cannes si contendono l’egemonia globale, l’ecosistema festivaliero conta festival storici e rassegne indipendenti che lavorano per ridefinire il concetto di fruizione cinematografica.

Il Torino Film Festival resiste da decenni come il tempio del cinema giovane, della sperimentazione e della cinefilia. La Festa del Cinema di Roma elimina la classica giuria e diventa una grande festa dove il mercato incontra la cultura popolare cittadina.

Il Locarno Film Festival è la terza via del cinema d’autore. Nato nel 1946 e tra i più antichi al mondo insieme a Cannes e Venezia rappresenta la sintesi tra rigore artistico e impatto scenico con lo schermo all’aperto di Piazza Grande per oltre 8.000 spettatori alla volta, Locarno premia con il prestigioso Pardo d’Oro un cinema alla scoperta delle “forme cinematografiche del futuro”. Il cinema come organismo vivo vede all’avanguardia Othermovie Lugano Film Festival radicato nell’indagine sociale Questa rassegna indipendente ticinese nasce come ponte culturale tra Est e Ovest, dando voce a opere di nicchia tagliate fuori dalle grandi distribuzioni. Othermovie utilizza il mezzo cinematografico come uno strumento d’attualità per indagare le fragilità umane e il cambiamento sociale, dimostrando che un festival può ancora essere un presidio culturale originale e di punta.

Ma il grande circo dei festival è davvero magico?  Che ci si trovi a brindare con lo champagne in Canal Grande a bordo di uno yacht d’epoca, a negoziare accordi miliardari sulla Croisette o a discutere di Intelligenza Artificiale, artisti ignoti o dimenticati, diritti umani a Lugano, la settima arte dimostra di aver bisogno di tutte le sue anime.

 

di Luca M. Venturi

Giornalista, Critico d’Arte, Autore di documentari RAI e di programmi radiofonici in Svizzera ed Italia.

 

Nella foto: 1959, Photo of Cary Grant from the film North by Northwest from the trade magazine Motion Picture Daily.

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